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Partito della Rifondazione Comunista

Il Partito della Rifondazione Comunista è un partito politico di ispirazione comunista che fu costituito nel 1991 da componenti del Partito Comunista Italiano che non condivisero la svolta programmatica promossa da Achille Occhetto ("svolta della Bolognina"), che diede vita al Partito Democratico della Sinistra, di ispirazione socialdemocratica. Primo dirigente e ispiratore del partito fu Armando Cossutta. L'attuale leader e segretario nazionale è Fausto Bertinotti, che è però intenzionato a lasciare la segreteria entro il 2007.

I nuovi valori dell'eurocomunismo

Con lo scioglimento dei grandi partiti tradizionali, si dà avvio in Italia alla cosiddetta fase della Seconda Repubblica. I valori del comunismo sono ormai in crisi, soprattutto all'indomani della caduta del Muro di Berlino e al deperimento del modello sovietico. Pertanto la linea di Rifondazione Comunista contiene al suo interno, anch'essa, una piccola svolta: quella verso i nuovi ideali dell'eurocomunismo proclamato da Enrico Berlinguer, in aggiunta al tentativo di "rimodernare" la sua linea politica con il contributo dei "nuovi movimenti".

Nel 1992, ad ampliare le file di Rifondazione vi è l'ingresso di Democrazia Proletaria, che contribuisce ad un raggiungimento del 6% dei voti alle elezioni politiche dello stesso anno. Dopo una breve parentesi, in cui il partito è guidato dall'ex sindacalista Sergio Garavini, e dopo la scissione guidata da quest'ultimo (che non seguì le direttive del partito di votare contro il Governo Dini) che formò l'effimero Movimento dei Comunisti Unitari (poi confluito nel Pds) il Prc passa sotto la guida di Fausto Bertinotti, che ne rimane leader fino ad oggi.

Anni Novanta: appuntamenti elettorali

Alle elezioni politiche del 1994, Rifondazione partecipa alla nascita della coalizione di sinistra, denominata Alleanza dei Progressisti, che si pone come alternativa al polo centrista del Patto per l'Italia e alla coalizione di centrodestra, che poi vincerà le elezioni, guidata da Silvio Berlusconi.

I Progressisti vengono sconfitti e vanno all'opposizione, ma il Governo in carica non ha vita lunga, a causa della sfiducia della Lega Nord, e dopo appena otto mesi viene costituito un esecutivo tecnico che porterà il Paese a nuove elezioni nella primavera del 1996.

In vista di questo appuntamento elettorale, si sperimenta e si consolida la formula bipolare nella politica italiana. Tutti i partiti del centrosinistra danno vita alla nuova alleanza dell'Ulivo, alla quale anche Rifondazione decide di prendere parte, ma con la formula della desistenza e dell'appoggio esterno: appoggia i candidati ulivisti e, in cambio, in alcuni collegi, riceve a sua volta l'appoggio degli alleati per suoi candidati sotto il simbolo dei Progressisti.

La sfiducia al Governo Prodi

Leader della coalizione è Romano Prodi, che vince le elezioni e costituisce il suo Governo. I problemi sorgono sul finire del 1998, quando alcuni parlamentari di Rifondazione non condividono le linee guida della nuova Finanziaria e si rifiutano di approvarla. Sostenitore di queste posizioni è lo stesso leader del partito, Fausto Bertinotti, che conduce il Prc a ritirare l'appoggio al Governo sostenuto dalla base del suo partito. In queste circostanze, si verifica una scissione interna a Rifondazione, guidata da Armando Cossutta che raggruppa, invece, quei parlamentari favorevoli al governo (contro la volontà della base del partito che sostiene Bertinotti) e con l'intenzione di consolidare la propria collaborazione col centrosinistra: così viene fondato il Partito dei Comunisti Italiani, che vota la fiducia al Governo Prodi e aderisce all'Ulivo.

Ma Romano Prodi viene sfiduciato per un solo voto di scarto. E così si procede alla costituzione di nuovi governi, prima a guida di Massimo D'Alema, poi di Giuliano Amato. Rifondazione ne rimane sempre fuori e il gelo con i partiti dell'Ulivo è destinato a durare.

L'opposizione a Berlusconi e i contributi no global

Anche in occasione delle successive elezioni politiche del 2001, Rifondazione decide di non appoggiare la coalizione di centrosinistra, che candida Francesco Rutelli alla presidenza del Consiglio. L'Ulivo, stavolta, perde le elezioni e va al governo il centrodestra di Berlusconi. Per non favorire le destre, Rifondazione adotta per l'elezione della Camera dei Deputati il sistema della "desistenza unilaterale", ovvero non presenta candidati nei collegi uninominali portando una ristretta pattuglia di deputati in Parlamento grazie alla quota proporzionale.

Durante questi anni, Rifondazione ha l'opportunità di caratterizzarsi negli ambienti no global, il partito assume chiare posizioni di sinistra radicale e si oppone allo schieramento di truppe del contingente italiano nella guerra in Iraq, scatenata dagli Stati Uniti d'America.

La visione politica del partito è orientata ad un supporto delle posizioni del pacifismo e dei movimenti anti-globalizzazione. Il Prc fu, infatti, l'unico partito presente a Seattle durante la protesta al WTO nel 1999, momento in cui "nacque" il movimento altermondista. In seguito fece parte, a Genova, nei tragici giorni di luglio 2001, del Genoa Social Forum (vedi Fatti del G8 di Genova), aggregazione di associazioni anti G8, e del World Social Forum a Porto Alegre.

Soltanto a partire dal 2002, appurata l'esigenza di riunire tutte le forze del centrosinista per battere la maggioranza in carica, ricominciano alcune forme di collaborazione fra Rifondazione e il resto della coalizione.

Alle elezioni europee del 2004, il partito si apre ad una nuova dimensione europea, diventando membro fondatore della Sinistra Europea, di cui lo stesso Bertinotti è presidente. Rifondazione, in Italia, raggiunge il 6,1% dei voti ed elegge cinque europarlamentari, che aderiscono al gruppo della Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica.

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